Storia e Cultura

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In epoca medievale fu posseduta alternativamente dai vescovi di Trento e di Feltre, finché l'imperatore Corrado II il Salico stabilì nel 1027 il confine fra i due domini vescovili ai Masi di Novaledo. I secoli successivi videro il territorio sottoposto ad un alternarsi di dominazioni: da Ezzelino da Romano ai dalla Scala di Verona, dai Camino di Treviso ai Conti del Tirolo, dai Carrara di Padova ai duchi d'Austria, dai Visconti di Milano ai Veneziani. Nel 1413 la Valsugana divenne dominio dei Conti del Tirolo, seguendo poi le sorti del Trentino. Nel 1525 la valle prese parte alla “guerra rustica”, rivolta contadina contro il principato vescovile di Trento.  Nel 1796 la Valsugana fu occupata dalle truppe napoleoniche. Dal 1805 al 1810 rimase sotto il governo bavarese, quindi passò al Regno Italico dal 1810  fino al 1814 quando venne riannessa all’Impero Austro-Ungarico.
Nella seconda metà dell’Ottocento con l’apertura del primo stabilimento termale le località di Levico, Vetriolo e Roncegno divennero meta di villeggiatura della nobiltà europea e nel 1894, per meriti turistici, l'Imperatore Francesco Giuseppe elevò il borgo di Levico a rango di città.  La fine dell’Ottocento fu anche un periodo di emigrazione, che vide migliaia di valsuganotti partire per la Germania, la Svizzera, la Jugoslavia, l’Austria e le Americhe, in particolare quella del Sud.
Nel corso delle due guerre mondiali la valle fu terreno di aspre battaglie. Durante la prima guerra mondiale del 1914-18 a Martincelli (Tezze) passava il confine fra l'Italia e l'Austria. Pergine Valsugana era l’ultimo centro abitato in territorio austriaco, mentre gli altri centri della valle furono evacuati. Tutta la zona era disseminata di forti austroungarici, come testimoniano le fortezze ancora visibili a Tenna, Levico Terme e sull’altopiano di Vezzena. Al termine della guerra la Valsugana, come tutto il Trentino Alto Adige, passò all’Italia.
Anche nella seconda guerra mondiale vi furono scontri tra truppe alleate e tedesche. Dal settembre 1943 fino all'agosto del 1945 la valle fu posta sotto il comando delle forze germaniche, che con il generale Kesserling requisirono alcuni alberghi di Levico, fra cui anche il Grand Hotel Terme, adibito a comando generale d'armata per le zone di operazione di guerra nelle province di Padova, Vicenza e Trento. Nella zona fu attiva la lotta dei partigiani, soprattutto nel Tesino, collegati con quelli di Val Cismon e del Monte Grappa. 

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